Femminicidi e altre leggi (im)perfette

La cronaca quasi ogni giorno ci mette di fronte a notizie sconcertanti di tragedie causate da concezioni malate e negatrici della libertà delle persone, soprattutto delle donne e degli omosessuali. Sembra quasi che antiche visioni tribali basate sulla superiorità virile esercitata con autoritarismo associato alla violenza fisica o psicologica tornino in campo, negando d’un colpo la lunga e difficile storia di emancipazione e di riconoscimento dei diritti individuali. Una sana diffidenza verso il giornalismo collettivo e un certo scettico sospetto verso gli imperativi della statistica ci inducono anche a riflettere che il caro vecchio “delitto dell’estate” che riempiva le prime pagine e i telegiornali non esiste più, è stato sostituito dal rullo continuo online dei drammi dello stalking e dell’omofobia.
23 AGO 20
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La cronaca quasi ogni giorno ci mette di fronte a notizie sconcertanti di tragedie causate da concezioni malate e negatrici della libertà delle persone, soprattutto delle donne e degli omosessuali. Sembra quasi che antiche visioni tribali basate sulla superiorità virile esercitata con autoritarismo associato alla violenza fisica o psicologica tornino in campo, negando d’un colpo la lunga e difficile storia di emancipazione e di riconoscimento dei diritti individuali. Una sana diffidenza verso il giornalismo collettivo e un certo scettico sospetto verso gli imperativi della statistica ci inducono anche a riflettere che il caro vecchio “delitto dell’estate” che riempiva le prime pagine e i telegiornali non esiste più, è stato sostituito dal rullo continuo online dei drammi dello stalking e dell’omofobia. E questo rullo di tamburo non è solo cronaca, ma si fa anche campagna culturale, pressione politica. La verità è che è difficile e doloroso per tutti confrontarsi con questi terribili dati della realtà, o sarebbe da dire della modernità, con mariti o amanti che non accettano di essere lasciati e uccidono e talora si uccidono, di giovani adolescenti che non riescono a sopportare il peso del rifiuto e del dileggio della loro sessualità acerba considerata diversa. Ma invocare ogni volta la “legge” perfetta e salvifica appare una scorciatoia per evitare la fatica e il dolore di comprendere fenomeni che sembrano incomprensibili.
C’è la violenza contro le donne e c’è la discriminazione verso gli omosessuali, dunque bisogna fermare questi fenomeni con una legge che li impedisca. Sarebbe bello se fosse vero, ma basta guardare i singoli casi offerti dalla cronaca per capire che nessuna legge di per sé avrebbe vietato le tragedie, le violenze o la solitudine estrema che spinge al suicidio. Istituire nuovi reati nella rincorsa del Divieto perfetto o aggravare le pene non serve per fermare assassini che, spesso, dopo aver distrutto la vita della loro ex compagna si suicidano. Proibire di ritirare le denunce per persecuzione sessuale può addirittura rendere più rara la loro presentazione. Sanzionare le dichiarazioni pubbliche lesive della dignità degli omosessuali non impedirà i risolini e le esclusioni dalle compagnie per ragazzi che temono di essere considerati diversi. Non esiste una risposta giuridica a un dramma umano e tanto meno ha senso una sua costrizione dentro schematismi ideologici. Paradossalmente, l’attesa della legge salvifica e la recriminazione per “gli strumenti che non ci sono” può finire invece per allentare la giusta tensione del controllo, la prevenzione già ora possibile, l’indagine puntuale in base alle denunce (spesso trascurate) e l’applicazione delle pene che le leggi già esistenti comminano ai delitti. Anche di questo la cronaca ci informa spesso. Diversamente, le nuove leggi di cui si discute sembrano costruite più che altro per rafforzare la volontà di resistenza di persone coscienti del loro diritto, ma la violenza fisica o psicologica colpisce soprattutto le altre, persone più deboli che spesso non sanno di leggi, e non saranno aiutate dalla correttezza politica.